Anatomia coronarica e nomenclatura dei segmenti (SCCT 2026)
Dott. David F. Cuevas Cueto · Aggiornato il 27 settembre 2026 · Fonti: SCCT 2026 e CAD-RADS 2.0
I segmenti coronarici seguono la Tabella 1 del consenso SCCT 2026, che adatta il modello dei segmenti dell'AHA. Il numero del segmento serve a ordinare la lettura; nel referto si usa sempre il nome anatomico.
L'essenziale
I limiti dei segmenti si fissano con riferimenti anatomici e non con terzi di lunghezza: nell'interventricolare anteriore (IVA), il primo grande ramo settale e la metà del decorso verso l'apice; nella circonflessa (Cx), l'origine del primo ramo marginale ottuso (MO1); nella coronaria destra (CD), il margine acuto e la metà del decorso fino a esso.
Nella SCCT 2026, che il glossario segue, la dominanza si definisce in base all'origine della discendente posteriore, non al calibro della CD, e si riporta nei reperti.
Il ramo intermedio esiste solo se il tronco comune si triforca; se si biforca, un ramo a origine alta si chiama diagonale o marginale ottuso in base al vaso di origine.
Una lesione focale alla giunzione tra due segmenti, compresa una biforcazione, si registra solo nel segmento precedente, il più prossimale; una placca lunga che occupa entrambi i segmenti si registra in tutti e due.
In un esame di buona qualità si valutano tutti i rami di 1,5 mm o più (di 2,0 mm o più se la qualità è standard); se un segmento di 1,5 mm o più non è interpretabile, lo si nomina e se ne indica il motivo.
Toccare un segmento o il suo numero per vederne il nome e il limite.
Figura 1. Albero coronarico della mappa con la numerazione della Tabella 1 della SCCT 2026. Il selettore mostra quali rami posteriori esistono in ciascun tipo di dominanza. Il ramo intermedio (17) è tratteggiato perché esiste solo quando il tronco comune si triforca, e il ramo marginale acuto (MA) non ha numero nella linea guida.
Tabella 1. Segmenti coronarici secondo la Tabella 1 del consenso SCCT 2026. Il ramo marginale acuto è descritto nel testo della linea guida (p. 12) e non ha numero.
N.
Sigla
Segmento
Limite secondo la Tabella 1
1
pRCA
CD prossimale
Dall'ostio della CD a metà della distanza dal margine acuto del ventricolo destro (può coincidere con l'origine di un ramo ventricolare destro).
2
mRCA
CD media
Dalla fine della CD prossimale al margine acuto del ventricolo destro (può coincidere con l'origine del ramo marginale acuto).
3
dRCA
CD distale
Dalla fine della CD media all'origine della DP dx (o al solco interventricolare se la DP dx è assente).
4
R-PDA
Discendente posteriore destra (DP dx)
Ramo della CD che segue il solco interventricolare posteriore.
5
LM
Tronco comune (TC)
Dall'ostio del tronco comune alla sua biforcazione in IVA e Cx, o alla sua triforcazione in IVA, Cx e ramo intermedio.
6
pLAD
IVA prossimale
Dalla fine del tronco comune al primo grande ramo settale.
7
mLAD
IVA media
Dalla fine dell'IVA prossimale a metà della distanza dall'apice.
8
dLAD
IVA distale
Dalla fine dell'IVA media alla fine dell'IVA.
9
D1
Prima diagonale (D1)
Il primo dei due rami diagonali di calibro maggiore che percorrono la parete anterolaterale del ventricolo sinistro.
10
D2
Seconda diagonale (D2)
Il secondo dei due rami diagonali di calibro maggiore.
11
pLCx
Cx prossimale
Dalla fine del tronco comune all'origine del ramo MO1.
12
OM1
Primo ramo marginale ottuso (MO1)
Primo ramo della Cx che percorre la parete laterale del ventricolo sinistro.
13
dLCx
Cx distale («circonflessa (LCX) medio-distale» nella mappa)
Restante decorso della Cx nel solco atrioventricolare, distale al ramo MO1.
14
OM2
Secondo ramo marginale ottuso (MO2)
Secondo ramo della Cx che percorre la parete laterale del ventricolo sinistro.
15
L-PDA
Discendente posteriore sinistra (DP sx)
Discendente posteriore che origina dalla Cx e segue il solco interventricolare posteriore.
16
R-PL
Ramo posterolaterale destro (PL dx; «posterolaterale (PL)» nella mappa)
Ramo posterolaterale della CD che oltrepassa il solco interventricolare posteriore.
17
RI
Ramo intermedio (RI)
Terzo vaso (triforcazione) che origina dal tronco comune tra IVA e Cx.
18
L-PL
Ramo posterolaterale sinistro (PL sx; «posterolaterale (L-PLB)» nella mappa)
Ramo della Cx che percorre la parete posterolaterale del ventricolo sinistro.
Fonte: SCCT 2026, Tabella 1, p. 47 (traduzione).
Modello dei segmenti coronarici della SCCT (18 segmenti) SCCT coronary artery segmentation model (18 segments)#
Altri nomi:segmentazione coronarica SCCT, modello a 18 segmenti, SCCT 18-segment model
La SCCT ha adattato il modello dei segmenti dell'AHA all'interpretazione dell'angio-TC coronarica. La sua versione comprende 18 segmenti: il ramo intermedio è il 17 e il ramo posterolaterale sinistro è il 18.
Da non confondere: il modello coronarico a 18 segmenti della SCCT con il modello miocardico a 17 segmenti dell'AHA, che la SCCT 2026 cita per attribuire i territori coronarici (Tabella 2).
Fonte: SCCT 2026, Tabelle 1 e 5, pp. 47 e 51 · “The standard American Heart Association (AHA) coronary artery segmentation model has been adapted for interpreting CCTA with minimal alterations”
Dettagli
Nella pratica. Ogni segmento si valuta su piani longitudinali e trasversali, e per ciascuno si registrano il tipo di placca e il grado di stenosi. Nel referto si usa il nome anatomico, per esempio interventricolare anteriore (IVA; LAD) media, e non il numero del segmento.
Errore da evitare. Scrivere «stenosi del segmento 7» nel referto obbliga il clinico richiedente a consultare lo schema. La linea guida raccomanda di indicare la sede anatomica.
In altre fonti. Anche lo schema angiografico SYNTAX deriva dal modello dell'AHA, ma usa 16 segmenti con sottosegmenti, come 9a o 12b, e numera diversamente alcuni rami: il ramo intermedio è il 12, non il 17. (Sianos 2005, SYNTAX, Tabella 1 e Fig. 1, pp. 220–221)
In CCTA Map
La mappa mostra i 18 segmenti e il ramo marginale acuto, e i rami posteriori cambiano in base alla dominanza scelta. La bozza del referto indica ogni segmento con la sua sede anatomica e mai con il numero.
Tronco comune Left main coronary arteryTC (LM) · segmento 5#
Altri nomi:tronco comune della coronaria sinistra, tronco comune sinistro (TCS), left main (LM, LMCA)
Il tronco comune è il segmento 5. Va dal suo ostio alla biforcazione in interventricolare anteriore (IVA; LAD) e circonflessa (Cx; LCx), o alla triforcazione in IVA, Cx e ramo intermedio.
Come si scrive nel referto
Tronco comune: placca non calcifica in sede ostiale che determina stenosi lieve (25–49%).
Da non confondere: una placca della biforcazione che si estende solo all'ostio dell'IVA o della Cx (si registra nel tronco comune) con una placca che inizia dopo la biforcazione (appartiene all'IVA prossimale o alla Cx prossimale).
Fonte: SCCT 2026, Tabella 1, p. 47 · “Ostium of LM to the bifurcation of the LAD and LCx or trifurcation to LAD, LCx and ramus intermedius”
Dettagli
Nella pratica. Si valuta su piani longitudinali e trasversali, dall'ostio alla carena della biforcazione. La linea guida avverte che nel tronco comune è difficile trovare un segmento di riferimento normale; in tal caso la stenosi può essere graduata con diametri di riferimento normali.
Errore da evitare. Registrare nell'IVA prossimale una stenosi della biforcazione del tronco comune. Nel tronco comune una stenosi del 50–99% è CAD-RADS 4B; nell'IVA prossimale una stenosi del 50–69% è CAD-RADS 3.
In altre fonti. Nella letteratura interventistica il tronco comune viene spesso suddiviso in ostio, corpo e porzione distale o di biforcazione. La SCCT 2026 lo considera un unico segmento e raccomanda di indicare la sede con termini anatomici, non solo con il numero. (Dąbrowski 2022, sezione 2.3.5; SCCT 2026, p. 11)
In CCTA Map
Il tronco comune ha un segmento proprio sulla mappa. Se vi si marca una stenosi del 50–99%, la bozza del referto riporta CAD-RADS 4B; con un'occlusione totale riporta CAD-RADS 5.
Assenza del tronco comune Absent left main coronary arteryTC assente (absent LM)#
Altri nomi:agenesia del tronco comune, osti separati di IVA e Cx, origine separata di IVA e Cx, absent left main
Si parla di assenza del tronco comune quando l'interventricolare anteriore (IVA; LAD) e la circonflessa (Cx; LCx) originano direttamente dal seno coronarico sinistro, ciascuna con il proprio ostio, senza un segmento che le unisca. Se la coronaria destra (CD; RCA) origina nella sede abituale, il seno sinistro presenta due osti e il destro uno.
Come si scrive nel referto
Assenza del tronco comune: l'IVA e la Cx originano con osti separati dal seno coronarico sinistro.
Da non confondere: l'assenza del tronco comune, in cui il seno sinistro ha un ostio per l'IVA e un altro per la Cx, con la coronaria unica, in cui tutto l'albero coronarico origina da un solo ostio e l'altro seno non ne ha alcuno.
Fonte: Ganga 2021, Tabella 1, Risultati e Discussione; SCCT 2026, Tabella 6, p. 52
Dettagli
Nella pratica. Su immagini assiali e oblique della radice aortica si contano gli osti di ciascun seno e si segue ogni arteria dal suo ostio. Senza tronco comune non esiste il segmento 5, per cui la placca dell'ostio dell'IVA o della Cx si attribuisce al rispettivo segmento prossimale. La SCCT 2026 raccomanda di riportare le varianti anatomiche (Tabella 6, p. 52). Ganga 2021 la considera una variante di scarsa rilevanza clinica, ma sottolinea che è utile conoscerla prima di un intervento di rivascolarizzazione chirurgica o sulla radice aortica. In coronarografia, se si incannula solo uno dei due osti, l'altra arteria può sembrare occlusa o assente (Singh 2026).
Errore da evitare. Chiamare assenza del tronco comune una coronaria unica R-III, in cui l'IVA e la Cx originano separatamente dalla CD prossimale e il seno sinistro non ha alcun ostio. Un caso pubblicato usa questo nome nel titolo e poi classifica l'anatomia come R-III di Lipton (Barman 2024).
In altre fonti. Su 7694 angio-TC coronariche di adulti, lo 0,41% non presentava il tronco comune (Ganga 2021); su 3181, lo 0,16% (Karatoprak 2026). Ganga 2021 la classifica tra le anomalie di origine e decorso, in una tabella adattata da Angelini. Il testo del CAD-RADS 2.0 non la menziona nel descrivere il modificatore E. (Ganga 2021, Tabella 1 e Risultati; Karatoprak 2026, abstract; CAD-RADS 2.0, sezione 3.3.6)
Osti di ciascun seno nell'assenza del tronco comune e nelle anatomie con cui va confrontata, e scheda di «Origine delle coronarie» in cui si registra ciascuna.
Anatomia
Seno sinistro
Seno destro
Sulla mappa
Normale
Tronco comune, che si divide in IVA e Cx
CD
«Presente», in «Tronco comune»
Assenza del tronco comune
IVA e Cx, ciascuna con il proprio ostio
CD
«Assente: osti separati» o «Assente: a doppia canna di fucile», in «Tronco comune»
Cx a origine anomala
Tronco comune, che prosegue come IVA
CD; la Cx ha un ostio proprio o origina dalla CD prossimale
«Un vaso»: «LCx», con «seno R» o «Dalla CD»
Coronaria unica R-III
Nessun ostio
CD, da cui originano separatamente l'IVA e la Cx
«Coronaria unica»: R, tipo III
Coronaria unica L-I o L-II
Tronco comune
Nessun ostio
«Coronaria unica»: L, tipo I o II
Fonte: Ganga 2021, Tabella 1, e Singh 2026 (assenza del tronco comune); SCCT 2026, sezione j, p. 20, e Barman 2024, Discussione (Cx a origine anomala); Al Umairi 2019, Discussione, ed Elbadawi 2018, Tabella 1 (coronaria unica); schede verificate sulla mappa il 2026-10-09.
In CCTA Map
Nel menu «Anatomia ▾», «Origine delle coronarie» contiene la scheda «Tronco comune», con quattro opzioni: «Presente», «Assente: osti separati», «Assente: a doppia canna di fucile» (osti separati ma contigui) e «Ostio comune, senza tronco» (l'IVA e la Cx originano da un solo ostio e si biforcano subito). Con una qualsiasi delle ultime tre, il tronco comune esce dalla mappa, dalla bozza del referto e dalla categoria; se aveva reperti, la mappa chiede conferma, li conserva e li ripristina quando lo si marca di nuovo «Presente». Il pulsante del ramo intermedio viene disattivato. La bozza descrive la variante in «Origine e decorso» come «variante anatomica senza significato emodinamico», non aggiunge E e, se non è presente un'altra anomalia, aggiunge «Per il resto, origine e decorso normali delle arterie coronarie.» Con un tronco comune a origine anomala non si può scegliere alcuna forma di assenza; con l'IVA o la Cx a origine anomala è ammessa solo «Assente: osti separati», e con una coronaria unica la morfologia è fissata dalla variante.
Interventricolare anteriore prossimale, media e distale Proximal, mid and distal left anterior descending arteryIVA (LAD) · segmenti 6, 7 e 8#
L'interventricolare anteriore (IVA; LAD) prossimale va dalla fine del tronco comune al primo grande ramo settale. L'IVA media prosegue fino a metà della distanza dall'apice e l'IVA distale occupa il resto dell'arteria.
Come si scrive nel referto
Interventricolare anteriore prossimale, tra l'origine della D1 e quella del primo grande ramo settale: placca non calcifica che determina stenosi lieve (25–49%).
Da non confondere: il primo grande ramo settale, unico limite dell'IVA prossimale nella SCCT 2026, con la D1, che non segna più questo limite anche quando origina prima.
Fonte: SCCT 2026, Tabella 1, p. 47 · “End of LM to the first large septal branch”
Dettagli
Nella pratica. Nella ricostruzione curva dell'IVA si individua il primo grande ramo settale, dove termina il segmento prossimale. Si stima poi la metà del decorso restante fino all'apice, punto che separa l'IVA media dalla distale.
In altre fonti. La SCCT 2014 faceva terminare l'IVA prossimale al primo grande ramo settale o alla D1, a seconda di quale dei due originasse per primo. Il consenso ASCI-PT 2024 ha applicato questa definizione: quando una D1 di oltre 1,5 mm origina molto vicino all'ostio dell'IVA, ha chiamato IVA media il tratto successivo alla D1 (accordo moderato, 64,7%). Il glossario segue la SCCT 2026, che considera solo il ramo settale. (SCCT 2014, Appendice 1, p. 358; Kim 2024, ASCI-PT, Issue 2)
In CCTA Map
La mappa divide l'IVA in tre segmenti. Il primo ramo settale è disegnato esattamente dove termina l'IVA prossimale, ma non ha un segmento proprio.
Testo letterale del modello della mappa
Interventricolare anteriore (LAD): segmento medio: placca parzialmente calcifica con stenosi moderata (50-69%); restante decorso del vaso senza lesioni. Rami D1, D2: assenza di lesioni.
Figura 2. Dove termina ogni segmento, con le arterie rettificate come in una ricostruzione curva. La linea continua indica un limite all'origine di un ramo o al margine acuto; quella tratteggiata, un limite a metà di un decorso.
Rami diagonali D1 e D2 First and second diagonal branchesD1 (9) · D2 (10)#
Altri nomi:prima diagonale(nella SCCT 2026, la più prossimale delle due diagonali di calibro maggiore), seconda diagonale, first and second diagonal branches
Le diagonali D1 e D2 sono le due di calibro maggiore che percorrono la parete anterolaterale del ventricolo sinistro. La D1 è quella delle due che origina per prima e la D2 è la successiva.
Da non confondere: la D1, che è la prima delle due diagonali di calibro maggiore, con la prima diagonale che origina dall'IVA, che può essere un ramo piccolo.
Fonte: SCCT 2026, Tabella 1, p. 47 · “First of the largest two diagonal branches traversing the anterolateral left ventricular wall”
Dettagli
Nella pratica. Si valutano tutte le diagonali di 1,5 mm o più e si scelgono le due di calibro maggiore; delle due, quella che origina più prossimalmente è la D1. La linea guida chiede inoltre di descrivere il numero e il calibro dei rami.
In altre fonti. La SCCT 2014 e il SYNTAX chiamano D1 la prima diagonale in ordine di origine, non la prima delle due di calibro maggiore. Nel SYNTAX la D2 origina dall'interventricolare anteriore (IVA; LAD) distale o dal limite con l'IVA media. (SCCT 2014, Appendice 1, p. 358; Sianos 2005, SYNTAX, Fig. 1, p. 221)
In CCTA Map
La D1 e la D2 hanno ciascuna un segmento proprio sulla mappa. Una terza diagonale non ha un segmento proprio.
Interventricolare anteriore doppia Dual left anterior descending arteryIVA doppia (dual LAD) · tipi I–IV#
Altri nomi:doppia IVA, IVA duplicata(traduzione di «duplicated LAD», il sinonimo usato dalla SCCT 2026), dual LAD, split LAD(nome usato da Ganga 2021)
Nell'interventricolare anteriore (IVA; LAD) doppia due arterie irrorano il territorio dell'IVA. L'IVA corta origina dal tratto comune dell'IVA o dal tronco comune e termina in alto nel solco interventricolare anteriore. L'IVA lunga decorre accanto al solco, lungo uno dei suoi versanti o all'interno del setto, e vi rientra nella porzione distale; talvolta origina dalla coronaria destra (CD; RCA) e passa davanti al tratto di efflusso del ventricolo destro.
Come si scrive nel referto
Interventricolare anteriore doppia di tipo I: l'IVA corta origina dal tratto comune dell'IVA e termina in alto nel solco interventricolare anteriore; l'IVA lunga decorre sul versante ventricolare sinistro del solco e vi rientra nella sua porzione distale.
Condizione dell'esempio: Solo per il tipo I. Se l'IVA lunga decorre sul versante ventricolare destro, è di tipo II; se percorre il setto, di tipo III; se origina dalla CD e l'IVA corta dal tronco comune, di tipo IV.
Da non confondere: l'IVA lunga di un'IVA doppia, che rientra nella porzione distale del solco interventricolare anteriore, con una grande diagonale che decorre parallela all'IVA e non rientra nel solco.
Fonte: SCCT 2026, testo, anomalie coronariche non aterosclerotiche (sezione j), pp. 21–22 · “A dual (duplicated) LAD is a rare coronary anomaly”
Dettagli
Nella pratica. Se l'IVA sembra terminare in alto nel solco interventricolare anteriore, si cerca l'IVA lunga nella ricostruzione curva e nel volume rendering: accanto al solco, sul versante ventricolare sinistro o destro, all'interno del setto oppure, se origina dalla CD, davanti al tratto di efflusso del ventricolo destro. Secondo la SCCT 2026 i rami settali originano dall'IVA corta e le diagonali dall'IVA lunga, ma nella Tabella 1 di Moulton 2013 questo varia con il tipo, per cui conviene indicare da quale IVA origina ciascuna diagonale. La Tabella 1 della SCCT 2026 numera una sola IVA e non indica come ripartire i segmenti 6, 7 e 8 tra le due arterie. La linea guida raccomanda di localizzare le lesioni con termini anatomici e non solo con il numero del segmento (p. 11); qui significa indicare l'IVA corta o l'IVA lunga e il relativo tratto.
Errore da evitare. Riportare un'occlusione dell'IVA media senza aver cercato l'IVA lunga, quando l'arteria che termina in alto nel solco è l'IVA corta. La SCCT 2026 segnala questo errore, soprattutto quando l'IVA lunga origina dalla CD.
In altre fonti. La SCCT 2026 menziona altre varianti e cita un tipo X (Celik 2015), e la tabella ampliata di Maggialetti 2023 arriva al tipo XIII, con due IVA lunghe. Le frequenze pubblicate variano molto: 0,07% su 7694 angio-TC coronariche (Ganga 2021) e 5,96% su 2080 (Maggialetti 2023), dove un quarto dei casi era di tipo XIII. (SCCT 2026, p. 22 e riferimento bibliografico 93; Maggialetti 2023, Tabella 1 e Risultati; Ganga 2021, Risultati e Discussione)
Tipi classici di interventricolare anteriore doppia. La SCCT 2026 descrive queste quattro forme senza numerarle; la numerazione è quella di Spindola-Franco (1983).
Tipo
IVA corta
IVA lunga
I
Origina dal tratto comune dell'IVA e termina in alto nel solco interventricolare anteriore
Origina dal tratto comune dell'IVA, decorre sul versante ventricolare sinistro del solco e vi rientra nella porzione distale
II
Come nel tipo I
Origina dal tratto comune dell'IVA, decorre sul versante ventricolare destro del solco e vi rientra nella porzione distale
III
Come nel tipo I
Origina dal tratto comune dell'IVA, percorre un tratto all'interno del setto ed emerge nel solco nella sua porzione distale
IV
Origina dal tronco comune e termina in alto nel solco
Origina dalla CD, passa davanti al tratto di efflusso del ventricolo destro (decorso prepolmonare) ed entra nella porzione distale del solco
Fonte: SCCT 2026, testo, anomalie coronariche non aterosclerotiche (sezione j), pp. 21–22 (le quattro forme); Moulton 2013, Tabella 1, e Maggialetti 2023, Tabella 1 (numerazione di Spindola-Franco 1983, il cui originale non è stato possibile consultare).
In CCTA Map
La mappa disegna una sola IVA, con i segmenti «interventricolare anteriore (LAD) prossimale», «interventricolare anteriore (LAD) media» e «interventricolare anteriore (LAD) distale», e non rappresenta l'IVA doppia. Nel menu «Anatomia ▾», in «Origine delle coronarie», la scheda «Un vaso» offre l'origine «Dalla CD», che fa originare tutta l'IVA dalla CD e lascia il tronco comune come un unico vaso che prosegue come Cx. Per questo non rappresenta nemmeno il tipo IV, in cui l'IVA corta continua a originare dal tronco comune. La variante e l'arteria di ciascuna lesione si scrivono con «✎ Modifica bozza».
Altri nomi:ramo bisettore, arteria intermedia, ramus intermedius
Il ramo intermedio origina direttamente dal tronco comune, tra l'interventricolare anteriore (IVA; LAD) e la circonflessa (Cx; LCx), quando il tronco si triforca anziché biforcarsi. Nella numerazione SCCT è il segmento 17.
Come si scrive nel referto
Il tronco comune si triforca in interventricolare anteriore, ramo intermedio e circonflessa.
Da non confondere: il ramo intermedio, che origina dal tronco comune quando questo si triforca, con un ramo che origina dalla Cx o dall'IVA vicino alla biforcazione, che è un marginale ottuso o una diagonale.
Fonte: SCCT 2026, Tabella 1, p. 47 · “Third vessel (trifurcation) originating from the left main between the LAD and LCx”
Dettagli
Nella pratica. Prima di riportare un ramo intermedio, si segue il ramo fino all'origine e si verifica che il tronco comune si triforchi. In assenza di triforcazione, il consenso ASCI-PT 2024 chiama primo ramo marginale ottuso (MO1; OM1) il ramo della Cx di oltre 1,5 mm che origina vicino alla biforcazione (accordo del 76,4%). Se il ramo origina dall'IVA e percorre la parete anterolaterale, è una diagonale.
In altre fonti. Alcuni studi di angioplastia del tronco comune definiscono la triforcazione in base alla distanza tra i rami: Tamburino 2009 richiedeva due rami secondari di 2,25 mm o più con origini distanti meno di 3 mm. Né le linee guida SCCT sull'angio-TC coronarica né il consenso ASCI-PT 2024 usano una distanza; la SCCT richiede solo che il tronco comune si triforchi. (Tamburino 2009, Metodi; Kim 2024, ASCI-PT, Issue 3)
In CCTA Map
Il ramo intermedio ha un segmento proprio sulla mappa. Premendo il pulsante «Ramo intermedio presente», accanto a quelli della dominanza, l'etichetta diventa «Ramo intermedio assente» e il ramo esce dalla mappa: i suoi reperti restano conservati nella sessione, ma non entrano nella bozza del referto, nella categoria né nel SIS finché non lo si marca di nuovo presente. Se nella scheda «Tronco comune» di «Origine delle coronarie», nel menu «Anatomia ▾», si sceglie un'opzione senza tronco, il pulsante viene disattivato, perché senza tronco comune non c'è ramo intermedio. Viene disattivato anche con una coronaria unica senza tronco comune e, se il ramo non ha reperti, con l'IVA o la Cx a origine anomala.
Testo letterale del modello della mappa
Ramo intermedio (RI): placca non calcifica che determina stenosi lieve (25-49%).
Conclusioni Coronaropatia lieve, non ostruttiva. Categoria CAD-RADS 2/P1.
Malattia non ostruttiva in RI.
Figura 3. Il ramo intermedio si conferma contando i lumi in una sezione trasversale posta sulla carena. Se il tronco comune si biforca, un ramo alto dell'interventricolare anteriore (IVA) è una diagonale e un ramo alto della circonflessa (Cx) è un marginale ottuso.
Circonflessa prossimale e distale Proximal and distal left circumflex arteryCx (LCx) · segmenti 11 e 13#
Altri nomi:arteria circonflessa, circonflessa medio-distale(nome del segmento 13 nella SCCT 2014, circonflessa media e distale e nell'editor della mappa; la SCCT 2026 lo chiama circonflessa distale), LCx (pLCx, dLCx)
La circonflessa (Cx; LCx) prossimale va dalla fine del tronco comune all'origine del primo ramo marginale ottuso (MO1; OM1). La Cx distale è il resto dell'arteria nel solco atrioventricolare. La linea guida non definisce una Cx media.
Come si scrive nel referto
Circonflessa distale, a valle dell'origine del primo ramo marginale ottuso: placca calcifica che determina stenosi lieve (25–49%).
le conclusioni chiamano il segmento distale «circonflessa (LCX) medio-distale» negli elenchi dei segmenti non valutabili e della restenosi intra-stent; non ancora corretto (verificato sulla mappa il 2026-10-08).
Fonte: SCCT 2026, Tabella 1, p. 47 · “Remainder of the LCx within the atrioventricular groove distal to the OM1”
Dettagli
Nella pratica. L'unico punto di separazione è l'origine del ramo MO1, che si individua nella ricostruzione curva della Cx. Ciò che precede è Cx prossimale; ciò che prosegue nel solco atrioventricolare è Cx distale.
Errore da evitare. Scrivere «Cx media»: la SCCT 2026 non definisce questo segmento. Tutto ciò che segue l'origine del ramo MO1 nel solco atrioventricolare è Cx distale.
In altre fonti. La SCCT 2014 chiamava il segmento 13 «Cx media e distale». Nello schema SYNTAX la Cx distale inizia dopo l'origine dell'ultimo ramo marginale ottuso, non del MO1. Il glossario segue la SCCT 2026. (SCCT 2014, Appendice 1, p. 358; Sianos 2005, SYNTAX, Fig. 1, p. 221)
In CCTA Map
Nell'editor del segmento, la mappa chiama il segmento 13 della linea guida «circonflessa (LCX) medio-distale»; con «Nomi dei segmenti», nel menu «Vista della mappa ▾», la sua etichetta è «Cx dist.». Nei reperti, la bozza del referto lo indica come segmento distale della circonflessa. Limitazione del programma: nelle conclusioni, l'elenco dei segmenti non valutabili lo chiama «circonflessa (LCX) medio-distale»; se il segmento è marcato N, sostituire il nome con «circonflessa distale» tramite «✎ Modifica bozza». Il ramo MO1 è disegnato esattamente dove termina la Cx prossimale.
Testo letterale del modello della mappa
Circonflessa (LCX): segmento prossimale: placca parzialmente calcifica che determina stenosi moderata (50-69%); restante decorso nella norma. Rami OM1, OM2: assenza di lesioni.
Rami marginali ottusi MO1 e MO2 First and second obtuse marginal branchesMO1 (12) · MO2 (14)#
Altri nomi:ramo del margine ottuso, marginale ottuso (OM), obtuse marginal branch
I rami marginali ottusi originano dalla circonflessa (Cx; LCx) e percorrono la parete laterale del ventricolo sinistro. Il primo è il ramo MO1 (OM1), la cui origine segna la fine della Cx prossimale, e il secondo è il ramo MO2 (OM2).
Da non confondere: i rami marginali ottusi, che percorrono la parete laterale del ventricolo sinistro, con il ramo posterolaterale sinistro (PL sx; L-PL, segmento 18), il ramo della Cx che percorre la parete posterolaterale.
Fonte: SCCT 2026, Tabella 1, p. 47 · “First branch from the LCX traversing the lateral wall of the left ventricle”
Dettagli
Nella pratica. Si seguono dalla Cx fino alla parete laterale e si numerano in ordine di origine. In questo differiscono dalle diagonali, che si scelgono in base al calibro. Conviene individuare prima il ramo MO1, perché la sua origine fissa il limite tra Cx prossimale e distale.
In altre fonti. Nello schema SYNTAX i rami marginali ottusi sono i segmenti 12a e 12b, e il 14 corrisponde al ramo posterolaterale sinistro. Il glossario segue la SCCT 2026, in cui il ramo MO2 è il 14 e il ramo posterolaterale sinistro il 18. (Sianos 2005, SYNTAX, Tabella 1 e Fig. 1, pp. 220–221)
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Il ramo MO1 e il ramo MO2 hanno un segmento proprio sulla mappa, ma un terzo ramo marginale ottuso non lo ha. Con «Nomi dei segmenti», nel menu «Vista della mappa ▾», le etichette sono «MO1» e «MO2»; l'editor del segmento e la bozza del referto usano invece «marginale ottuso (OM1)» e «Rami OM1, OM2».
Coronaria destra prossimale, media e distale Proximal, mid and distal right coronary arteryCD (RCA) · segmenti 1, 2 e 3#
Altri nomi:arteria coronaria destra, ACD, RCA (pRCA, mRCA, dRCA)
La coronaria destra (CD; RCA) prossimale va dall'ostio a metà della distanza dal margine acuto del ventricolo destro. La CD media termina al margine acuto e la CD distale arriva all'origine della discendente posteriore destra (DP dx; R-PDA).
Fonte: SCCT 2026, Tabella 1, p. 47 · “Ostium of the RCA to one-half the distance to the acute margin of the right ventricle”
Dettagli
Nella pratica. Il riferimento è il margine acuto del ventricolo destro. La metà del decorso fino a quel punto separa la CD prossimale dalla media e può coincidere con un ramo ventricolare destro. Se la DP dx è assente, la CD distale termina nel solco interventricolare.
Errore da evitare. La CD non si divide in terzi di lunghezza. La Tabella 1 ne fissa i limiti con il margine acuto del ventricolo destro e l'origine della DP dx.
In altre fonti. Il modello CASS a 28 segmenti, facoltativo nella SCCT 2014, numera allo stesso modo la CD prossimale, media e distale (1, 2 e 3), ma il 5 è il segmento atrioventricolare posteriore destro (RPAS) e il tronco comune è l'11. (SCCT 2014, sezione 5.3 e Tabella 5, modello CASS)
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La mappa divide la CD in tre segmenti, e in ciascuno si registrano separatamente il grado di stenosi e il tipo di placca.
Testo letterale del modello della mappa
Coronaria destra (RCA): segmento medio: placca calcifica che condiziona stenosi lieve (25-49%); restante decorso nella norma. Rami AM, PDA, PL: assenza di lesioni.
Conclusioni Coronaropatia lieve, non ostruttiva. Categoria CAD-RADS 2/P1.
Malattia non ostruttiva in RCA.
Ramo marginale acuto Acute marginal branchMA (AM) · senza numero#
Altri nomi:marginale acuto, ramo del margine acuto, ramo marginale destro(nome anatomico, ramus marginalis dexter), acute marginal branch (AM)
Il ramo marginale acuto (MA; AM) origina dalla coronaria destra (CD; RCA), tra la fine della CD media e il margine acuto del cuore. La linea guida lo descrive nel testo, ma la Tabella 1 non gli assegna un numero.
Da non confondere: il ramo marginale acuto, che origina tra la fine della CD media e il margine acuto, con i rami ventricolari destri, che originano dalla CD prossimale e media.
Fonte: SCCT 2026, testo sull'anatomia coronarica, p. 12 · “The acute marginal branch originates between the end of mid RCA and acute margin of the heart.”
Dettagli
Nella pratica. Si individua al margine acuto del ventricolo destro. Come negli altri segmenti, la sua placca si descrive con il nome anatomico. Se il ramo misura meno di 1,5 mm e la placca è ben visibile, la si descrive e se ne segnala il piccolo calibro.
In altre fonti. Negli atlanti e nei testi di anatomia il ramo marginale acuto è chiamato ramo marginale destro della coronaria destra (in latino ramus marginalis dexter). È la stessa arteria; il glossario usa il nome della SCCT 2026. (IMAIOS e-Anatomy)
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Anche se la Tabella 1 non lo numera, la mappa include il ramo marginale acuto come segmento proprio e lo disegna alla fine della CD media. Con «Nomi dei segmenti», nel menu «Vista della mappa ▾», la sua etichetta è «MA»; l'editor del segmento e i reperti della bozza lo chiamano «Marginale acuto (AM)», e l'elenco dei rami del referto «AM».
Testo letterale del modello della mappa
Coronaria destra (RCA): assenza di lesioni aterosclerotiche. Marginale acuto (AM): placca non calcifica con stenosi lieve (25-49%). Rami PDA, PL: assenza di lesioni.
Conclusioni Coronaropatia lieve, non ostruttiva. Categoria CAD-RADS 2/P1.
Malattia non ostruttiva in AM.
Discendente posteriore e posterolaterale, destre e sinistre Right and left posterior descending arteries; right and left posterolateral branchesDP dx (4) · DP sx (15) · PL dx (16) · PL sx (18)#
La discendente posteriore percorre il solco interventricolare posteriore: è destra (DP dx; R-PDA) se origina dalla coronaria destra (CD; RCA) e sinistra (DP sx; L-PDA) se origina dalla circonflessa (Cx; LCx). Il ramo posterolaterale destro (PL dx; R-PLB) oltrepassa questo solco provenendo dalla CD, e il ramo posterolaterale sinistro (PL sx; L-PLB) percorre la parete posterolaterale a partire dalla Cx.
Fonte: SCCT 2026, Tabella 1, p. 47 · “PDA from the LCx following the posterior interventricular groove”
Dettagli
Nella pratica. Ogni ramo si segue fino all'origine nella ricostruzione curva, perché il vaso di origine ne determina il nome. Per la discendente posteriore, l'origine determina anche la dominanza. In codominanza, se esistono sia la DP dx sia la DP sx, ciascuna si valuta come segmento proprio.
In altre fonti. Nello score SYNTAX il ramo posterolaterale sinistro è il segmento 14 e i rami del posterolaterale destro (16) sono 16a, 16b e 16c. Nella SCCT 2026 il 14 è il secondo ramo marginale ottuso (MO2; OM2) e il PL sx è il 18. (Sianos 2005, SYNTAX, Fig. 1; SCCT 2026, Tabella 1)
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Nell'editor del segmento i rami destri si chiamano «discendente posteriore (PDA)» e «posterolaterale (PL)», e quelli sinistri «discendente posteriore (L-PDA)» e «posterolaterale (L-PLB)»; nell'elenco dei rami della bozza del referto compaiono come PDA, PL, L-PDA e L-PLB. Corrispondono a R-PDA, R-PL, L-PDA e L-PL della Tabella 1. Con «Nomi dei segmenti», nel menu «Vista della mappa ▾», le etichette della mappa sono «DP dx», «PL dx», «DP sx» e «PL sx». Con i pulsanti della dominanza, la mappa mostra i rami destri («Destra»), quelli sinistri («Sinistra») o entrambi («Codominante»).
Testo letterale del modello della mappa
Circonflessa (LCX): assenza di placca o stenosi. Discendente posteriore (L-PDA): placca parzialmente calcifica che condiziona stenosi moderata (50-69%). Rami OM1, OM2, L-PLB: assenza di lesioni.
Coronaria destra (RCA): assenza di lesioni aterosclerotiche. Discendente posteriore (PDA): placca non calcifica che condiziona stenosi lieve (25-49%). Rami AM, PL: assenza di lesioni.
Dominanza coronarica (destra, sinistra e codominanza) Coronary dominance (right, left and codominant)#
Altri nomi:dominanza destra / sinistra, dominanza bilanciata(alcuni testi la usano come sinonimo di codominanza e altri la definiscono in modo diverso; il glossario usa «codominanza», come la SCCT 2026)evitato in questo glossario, circolo bilanciato(alcuni testi lo usano come sinonimo di codominanza e altri lo definiscono in modo diverso; il glossario usa «codominanza», come la SCCT 2026)evitato in questo glossario, coronary dominance
Nella SCCT 2026, che il glossario segue, la dominanza si definisce in base all'origine della discendente posteriore. È destra se origina dalla coronaria destra (CD; RCA), nel 70–80% dei casi; sinistra se origina dalla circonflessa (Cx; LCx), nel 5–10%; codominante se riceve apporto da entrambe, nel 10–20%.
Come si scrive nel referto
Dominanza coronarica destra: la discendente posteriore origina dalla coronaria destra.
Da non confondere: l'origine della discendente posteriore, che nella SCCT 2026 è l'unico criterio della dominanza, con il calibro della CD o l'origine dei rami posterolaterali.
Fonte: SCCT 2026, testo e Tabella 6, pp. 11–12 e 52 · “The coronary artery dominance is described based on the origin of the posterior descending artery (PDA).”
Dettagli
Nella pratica. La discendente posteriore si segue lungo il solco interventricolare posteriore fino al vaso di origine. Conviene stabilire la dominanza prima di attribuire le lesioni dei rami posteriori. La Tabella 6 chiede, con raccomandazione forte, di riportarla nei reperti.
In altre fonti. In alcuni testi la circolazione è detta bilanciata o codominante quando la discendente posteriore origina dalla CD e i rami posterolaterali dalla Cx. Lo score SYNTAX prevede solo la dominanza destra o sinistra. Il glossario segue la SCCT 2026. (Halpern 2011, p. 52; Sianos 2005, SYNTAX)
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I pulsanti «Destra», «Sinistra» e «Codominante» stabiliscono quali segmenti posteriori esistono, e la bozza del referto riporta la dominanza nei reperti. Se al momento del cambio ci sono segmenti con dati, la mappa chiede conferma prima di nasconderli ed eliminarli, e ciò che viene eliminato non ritorna ripristinando la dominanza precedente. Con una coronaria unica di tipo I, scelta nella scheda «Coronaria unica» di «Origine delle coronarie», nel menu «Anatomia ▾», la dominanza è fissata da quell'anatomia e gli altri due pulsanti vengono disattivati.
Testo letterale del modello della mappa
Circonflessa (LCX): segmento distale: placca parzialmente calcifica che condiziona stenosi grave (70-99%); restante decorso nella norma. Discendente posteriore (L-PDA): placca non calcifica che condiziona stenosi lieve (25-49%). Rami OM1, OM2, L-PLB: assenza di lesioni.
Coronaria destra (RCA): assenza di lesioni aterosclerotiche. Ramo AM: assenza di lesioni.
Attribuzione di una lesione alla giunzione tra segmenti o a una biforcazione Assignment of disease at segment intersections and bifurcations#
Altri nomi:regola del segmento precedente, lesione di biforcazione, classificazione di Medina(descrive in angiografia le lesioni di biforcazione; non sostituisce l'attribuzione al segmento precedente)
Quando una lesione si trova alla giunzione tra due segmenti, comprese le biforcazioni, si attribuisce al segmento precedente, cioè il più prossimale nel senso del flusso.
Come si scrive nel referto
Tronco comune: placca parzialmente calcifica a livello della biforcazione che determina stenosi moderata (50–69%); la placca si estende all'ostio dell'interventricolare anteriore.
Condizione dell'esempio: La placca non supera l'ostio dell'IVA; se prosegue nell'IVA prossimale, si registra anche nell'IVA e ogni segmento riceve il grado della propria stenosi massima.
Da non confondere: l'estensione della placca (i segmenti che occupa, che contano nel SIS), la sede della stenosi massima (il segmento che riceve quel grado) e il segmento in cui si registra una lesione focale alla giunzione (quello precedente).
una placca tracciata attraverso il limite ha lo stesso grado, tipo e caratteristiche in entrambi i segmenti; non ancora corretto (verificato sulla mappa il 2026-10-08).
Fonte: SCCT 2026, testo sull'anatomia coronarica, p. 11 · “Disease at the intersection of segments (including bifurcations) is assigned to the preceding coronary segment.”
Dettagli
Nella pratica. Una lesione focale alla giunzione si registra solo nel segmento precedente. Una placca che prosegue lungo il segmento successivo si registra in entrambi: ogni segmento aggiunge un punto al SIS e riceve il grado della propria stenosi massima, perché la stenosi si valuta per segmento. La linea guida non stabilisce fin dove può estendersi una placca per essere ancora considerata alla giunzione; il glossario la considera tale se non supera la carena né l'ostio del ramo. In prossimità delle biforcazioni, la SCCT 2026 raccomanda descrittori di sede più intuitivi del numero di segmento e ammette attributi come «ostiale» o «di biforcazione».
Errore da evitare. Duplicare in entrambi i segmenti una lesione focale della giunzione, il che aumenta il SIS senza motivo, oppure riportare il grado della stenosi massima in tutti i segmenti occupati da una placca lunga. Se una placca va dal tronco comune all'interventricolare anteriore (IVA; LAD) prossimale e la stenosi del 50–69% si trova nell'IVA, riportare quel grado anche nel tronco comune crea una stenosi del tronco che, da sola, è CAD-RADS 4B.
In altre fonti. Il consenso ASCI-PT 2024, con accordo unanime del panel, classifica nel tronco comune le lesioni situate all'interno della biforcazione verso l'IVA o la circonflessa (Cx; LCx), con lo stesso risultato della regola del segmento precedente. In emodinamica le lesioni di biforcazione si descrivono di solito con la classificazione di Medina: tre cifre, 1 o 0, a seconda che siano coinvolti il vaso principale prossimale, il vaso principale distale e il ramo secondario. Non sostituisce l'attribuzione al segmento precedente. (Kim 2024, ASCI-PT, Issue 1 e Fig. 1; Medina 2006)
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La mappa non riassegna la lesione da sola: una lesione focale alla giunzione si disegna solo nel segmento precedente. Una placca tracciata trascinando attraverso il limite resta registrata in entrambi i segmenti, e ciascuno conta nel SIS. Limitazione del programma: quel tratto è un'unica placca, con un solo grado, un solo tipo e le stesse caratteristiche ad alto rischio, e, se si modificano in un segmento, cambiano anche nell'altro. Se la stenosi massima si trova in un solo segmento, tracciare un tratto in ciascun segmento e graduarli separatamente. La bozza del referto non descrive l'estensione della placca né la sua sede all'interno del segmento; si aggiungono con «✎ Modifica bozza».
Testo letterale del modello della mappa
Tronco comune (LM): placca parzialmente calcifica con stenosi moderata (50-69%).
Conclusioni Coronaropatia ostruttiva ad alto rischio per stenosi del tronco comune (≥50%). Categoria CAD-RADS 4B/P1.
Malattia ostruttiva (≥50%) in LM.
Figura 4. Una placca focale alla giunzione tra due segmenti si registra nel segmento precedente; una placca lunga che occupa due segmenti si registra in entrambi e aggiunge due punti al SIS.
Calibro minimo dei rami valutati Minimum assessable vessel diameter≥1,5 mm#
Altri nomi:diametro minimo valutabile, minimum assessable vessel diameter
La linea guida chiede di valutare tutti i rami con diametro di 1,5 mm o più quando l'esame è di buona qualità, e quelli di 2,0 mm o più quando è di qualità standard.
Come si scrive nel referto
Ramo diagonale di piccolo calibro con placca calcifica; le dimensioni del vaso non consentono una graduazione affidabile della stenosi.
Condizione dell'esempio: Il ramo misura meno di 1,5 mm; se misura 1,5 mm o più e non si può graduare, il segmento è non diagnostico, si nomina con il motivo e riceve N.
Da non confondere: un ramo inferiore a 1,5 mm la cui stenosi non si può graduare, che resta fuori dal CAD-RADS e non giustifica N, con un segmento di 1,5 mm o più non interpretabile, che si nomina con il motivo e riceve N.
Fonte: SCCT 2026, testo sulla stenosi, p. 15, e Tabella 5, p. 51 · “With a good-quality scan, all branches with diameter ≥ 1.5 mm and with a standard quality scan, all branches with diameter ≥ 2.0 mm should be included in the interpretation”
Dettagli
Nella pratica. Il diametro si stima in asse corto. Quando un segmento di 1,5 mm o più non è interpretabile, lo si nomina e se ne spiega il motivo. In un vaso piccolo con placca ben visibile, si descrive la placca e si segnala il piccolo calibro.
In altre fonti. Il CAD-RADS 1.0 e il 2.0 graduano la stenosi dei vasi di 1,5 mm o più, senza distinguere la qualità dell'esame. Nello score SYNTAX i vasi inferiori a 1,5 mm non sono considerati candidati ad angioplastia né a chirurgia. (CAD-RADS 1.0, Tabelle 2 e 3; CAD-RADS 2.0, Tabelle 4 e 5; Sianos 2005, SYNTAX, p. 223)
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Nell'editor di ogni segmento, il pulsante «N» (N/D) marca il segmento come non diagnostico; conviene riservarlo ai segmenti di 1,5 mm o più che non si possono interpretare. Limitazione del programma: marcando N si cancella la placca di quel segmento, che non ritorna togliendo la N, e la mappa tratta il segmento, senza avvisare, come privo di placca nel SIS, nella P, nella categoria e nel referto. Se la placca è stata disegnata con un tratto che prosegue in altri segmenti, le sue porzioni in quei segmenti si conservano e continuano a contare. Se la valutazione globale della placca è affidabile, impostare la P manualmente in «Modificatori P · I ▾», sezione «Carico di placca (P)», con «Seleziona P» o «Calcio (Agatston)»; se non lo è, scegliere «—» in «Seleziona P» perché la categoria resti senza P. La placca del segmento N si descrive con «✎ Modifica bozza».
Figura 5. Diametri in scala su una griglia di 0,5 mm. In un esame di buona qualità si valutano i rami di 1,5 mm o più; se la qualità è standard, la soglia sale a 2,0 mm.
Autovalutazione
Domande brevi per verificare l'essenziale. La risposta compare dopo la scelta.
Toccare il segmento sull'albero coronarico
1La CD è di buon calibro, ma la discendente posteriore origina dalla Cx e nessun ramo della CD percorre il solco interventricolare posteriore. Quale dominanza si riporta nei reperti?
La linea guida descrive la dominanza in base all'origine della discendente posteriore, e il calibro della CD non conta. Se la discendente posteriore origina dalla Cx e la CD non ne fornisce alcuna, la dominanza è sinistra. La Tabella 6 chiede, con raccomandazione forte, di riportarla nei reperti. Vedi il termine
2In un esame di buona qualità, un ramo diagonale di 1,2 mm non è interpretabile per artefatto da movimento. Tutti i segmenti di 1,5 mm o più sono diagnostici e la stenosi massima è del 30%. Quale categoria corrisponde?
La N si riserva agli esami in cui almeno un segmento di 1,5 mm o più non è interpretabile; un ramo di 1,2 mm non la giustifica. La categoria si assegna con i segmenti diagnostici, e una stenosi massima del 30% è CAD-RADS 2. Inoltre, il modificatore N accompagna una categoria solo quando un segmento diagnostico presenta una stenosi del 50% o più. Vedi il termine
Bibliografia
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Halpern EJ. Clinical Cardiac CT: Anatomy and Function. 2.ª ed. Nueva York: Thieme; 2011.
Medina A, Suárez de Lezo J, Pan M. Una clasificación simple de las lesiones coronarias en bifurcación. Rev Esp Cardiol. 2006;59(2):183. doi:10.1157/13084649
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